maria alessia del vescovo/ luglio 11, 2014/ Sport/ 0 comments

Sale l’attesa per la sfida finale di questa Coppa del Mondo: Germania – Argentina. La partita ha il sapore di una rivincita, ma sono lontani i tempi di Italia 90. Certo la vittoria così schiacciante della Germania ha messo in mostra un Brasile non eccelso e completamente dipendente da Neymar e Thiago Silva. Cosa sia scattato nella testa dei giocatori verdeoro sinceramente non lo so. La loro semifinale è stata completamente assente, come se si fossero arresi nei confronti di una Germania che ha dimostrato le sue doti tecniche. L’altra semifinale pur con grandi campioni, Messi da una parte e Sneijder dall’altra non ci ha regalato emozioni fino ai calci di rigore dove i portieri hanno fatto la differenza. Questo è stato un mondiale strano per noi italiani, essere usciti così al primo turno ha lasciato l’amaro in bocca. Vedere punito un centrocampista italiano, Marchisio per un fallo non così brutto e poi Zuniga che ha rotto una vertebra a Neymar senza nemmeno un provvedimento, fa male. E poi telecronache in Rai senza alcuna verve, mi hanno fatto rimpiangere la voce di Bruno Pizzul con la quale sono cresciuta. Germania ed Argentina del 1990 avevano altri campioni ed anche quella finale ha avuto per noi italiani un cattivo sapore, perchè doveva giocarsela l’Italia ed invece fummo eliminati per conquistare il terzo posto contro l’Irlanda. Vorrei tanto rivedere quella nazionale italiana che da lì a quattro anni si sarebbe giocata contro il brasile la finale. La nazionale di Campioni come Baggio, Baresi e Maldini. Spero che il futuro mister italiano sappia ricostruire il gruppo. Ma nasceranno ancora altri Baggio, Baresi e Maldini? A vedere la campagna acquisti delle nostre squadre italiane sembrerebbe di no, perchè non si da spazio ai giovani e si preferisce comprare all’estero. Ormai squadre con due tre italiani in campo sono un completo miraggio. Forse è questo il motivo per cui i mondiali del 2014, non hanno entusiasmato. Adesso attendiamo solo il vincitore, nella speranza di vedere una partita giocata e combattuta e non solo pianificata tatticamente.

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