L’amante Giapponese

L’amante Giapponese
Isabelle Allende
pp. 281
Feltrinelli
2015

< p align= justify> Isabelle Allende torna con questo nuovo romanzo che percorre il tempo e lo spazio con una storia d’amore che attraversa San Francisco, la Polonia ove due giapponesi americani furono rinchiusi durante la Seconda Guerra Mondiale.
e’ una storia d’amore e di passione, sullo sfondo della guerra.
Di certo non è il miglior libro della scrittrice, ma sicuramente è un romanzo che non può essere sottovalutato. Ad una lettura attenta si raccolgono aspetti che ad una lettura superficiale possono sfuggire. Il modo di scrivere dell’Allende mi ha sempre conquistato, da quando alle superiori lessi “La casa degli spiriti”, ma questo libro mi ha spiazzato, di certo non me lo aspettavo così. E’ come se la scrittrice volesse sperimentare qualcosa di nuovo e c’è riuscita. Il tema del romanzo è particolare, è come una rincorsa davanti a degli specchi, con diversi punti di vista. Il libro scorre fino alla fine, dove si è catapultati in una realtà particolare. Il lettore è accompagnato in questo mondo particolare che solo lei sa raccontare.
Interessante è il gioco del racconto da parte degli anziani che ne fanno poi da protagonisti, sfiorando molti argomenti, quello degli “isei” di cui poco si sa. Io non li conoscevo e ne sono stata rapita.
Una frase molto bella del libro che mi ha colpito “Non è facile vivere e non è facile morire”, sintetizza in modo inequivocabile il senso del libro: la deportazione dei Giapponesi in America e gli orrori della II Guerra Mondiale. Una guerra che ancora oggi porta su molti popoli delle conseguenze. Una distruzione non solo fisica ma anche dell’anima delle persone che l’hanno vissuta.
un libro che raggiunge la sufficienza piena.

Voto 3 su 5.

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