Il pellegrinaggio delle 7 Chiese

Il 19 settembre a scorso a Roma si è tenuto il pellegrinaggio delle Sette Chiese, 25 km percorsi di notte con partenza dalla Chiesa Nuova fino alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Il pellegrinaggio ha origini antichissime per poi prendere forma con San Filippo Neri, lui fiorentino, dapprima semplice precettore e poi servo di Dio. Il pellegrinaggio animato da Padre Maurizio Botta, ripercorre delle tappe, il cui cuore sono le Catacombe di San Sebastiano.
Lo scorso venerdì più di 400 persone si sono radunate ed hanno seguito Padre Maurizio in questo viaggio. E tra queste anch’io. Camminare pregando, fare un pellegrinaggio è metafora della vita, vuol dire abbandonare se stessi, lasciare che Dio entri nella nostra vita e ci aiuti anche nel momento della stanchezza.
Io ho partecipato per la seconda volta e devo dire che se la prima volta è stata una vera infarinatura, questa è stata il momento del sedimento.
La prima tappa è brevissima dalla Chiesa Nuova alla Basilica di San Pietro con una piccola mini tappa sotto Castel Sant’Angelo di introduzione per capire e commentare il vizio della gola, la virtù dell’astinenza ed il dono del santo timor di Dio.
Ancora si è frastornati, ancora noi pellegrini ci sentiamo pieni di forze e forse ancora ci dobbiamo immergere nel vero pellegrinaggio.
Passato San Pietro ci sono due piccole tappe una alla Chiesa di Santo Spirito in Sassia per contemplare il dono di accudire un malato e di accettare la malattia e l’altra a San Bartolomeo all’Isola per approfondire il vizio dell’ira, la virtù della pazienza ed il dono della pietà. Il viaggio da San Pietro a San Bartolomeo all’Isola è fatto sulle sponde del Tevere, pregando, completamente immersi in una realtà ove il traffico, le auto ed il rumore di una capitale in movimento sono completamente lontani e permettono ai pellegrini di meditare un rosario e di dedicarlo ad una persona malata.
Da San Bartolomeo poi si continua a costeggiare il Tevere fino a risalire in prossima di Ostiense la strada normale, ma non prima di aver detto l’evento naturale e soprannaturale che ha toccato profondamente la vita di ognuno dei pellegrini.
Ora arriva una tappa nella Chiesa di San Benedetto in Via del Gazometro, nel quartiere Testaccio, cuore della città. E’ il momento del ristoro per i pellegrini per parlare, conoscersi e rifocillarsi. Un’ora o poco più prima di riprendere Via Ostiense fino a San Paolo fuori le mura. Qui si contempla il vizio della lussuria, la virtù della castità ed il dono della scienza. Si riprende il cammino per una via bellissima, la Via delle Sette Chiese, fino alla Garbatella, dove vi è una tappa intermedia, quella alla Parrocchia San Filippo Neri in Eurosia, anch’essa dell’Oratorio di San Filippo Neri, nota ai romani per la recente scomparsa di Don Guido Chiaravalli, presente nella parrocchia sin dagli anno ’50. E’ un viaggio nel cuore di Roma, da Testaccio alla Garbatella, dove la gente di guarda e non capisce, ci sente proclamare il Rosario e il pubblico si divide in due, chi si ferma e prega e chi deride ed offende.
La tappa della Garbatella è quella della testimonianza di chi si consacra alla vita spirituale e di chi vive la consacrazione nel matrimonio. Si riparte proseguendo per l’Appia Antica fino al luogo cardine, le catacombe di San Sebastiano. Qui si contempla il vizio dell’avarizia, al virtù della liberalità e il dono del consiglio.
Le catacombe per San Filippo rappresentavano un momento importante di dono verso il Signore e soprattutto di contemplare la potenza dello Spirito Santo.
Qui il viaggio fino alla tappa successiva, è bellissimo ma faticoso. Le gambe cominciano a cedere, la stanchezza è tanta, già si sono fatte le quattro del mattino e sono giù passate sette ore dal momento della partenza. Ma nessuno si ferma, in silenzio si attraversano le catacombe fino a tornare verso la città, verso Porta Metronia, ormai immersa nel sonno, dove solo alcune macchine passano ed i semafori lampeggiano di giallo. Si continua fino a San Giovanni in Laterano, comincia ad albeggiare, sono le cinque di mattina, ove si contempla il vizio dell’accidia, il fervore di spirito ed il dono della fortezza. la tappa successiva è vicina la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Ora ogni volta che ci si siede i muscoli fanno sempre più male, l’acido lattico fa male, ma tutti resistiamo. Viene contemplato il vizio dell’invidia, la virtù della carità fraterna ed il dono dell’intelletto. Ora arriva il brutto, la luce, la città che riprende a vivere ed attraversare in punti cardine del traffico romano: Porta Maggiore ed il quartiere San Lorenzo. Piano, piano tra tram, autobus ed autovetture ci si incammina verso la Basilica di San Lorenzo fuori le mura, alle spalle del Verano, il cimitero dei Romani. Qui si contempla il vizio della superbia, la virtù dell’umiltà ed il dono della sapienza. Siamo arrivati l’ultimo sforzo fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Sono ormai le sei e mezza passate, quasi dodici ore di cammino, e si prosegue costeggiando l’Università più grande d’Europa, “La Sapienza”, intonando le litanie a gran voce. Ora è solo la stanchezza a mandare avanti i muscoli e le gambe. I piedi non si sentono più, proseguono passo dopo passo da soli, attraversando Viale dell’Università e la Stazione Termini piena di pendolari che partono o che giungono nella capitale. Pochi metri e verso le sette e trenta, si conclude questo viaggio, Santa Maria Maggiore, Basilica Mariana, a cui Papa Francesco ha dedicato la sua prima visita dopo essere stato eletto sul soglio di Pietro. Una Basilica che rappresenta il cuore della spiritualità romana, quella più tradizionale ed antica, ma soprattutto ancorata nella memoria della città. E’ finita, quasi con rammarico, si riconsegnano le radioline che ci hanno fatto compagnia durante le catechesi di Padre Maurizio Botta e dopo una visita in basilica ed un’abbondante colazione si torna a casa, sicuramente non uguali a come si era partiti. Perchè sono convinta che nessuno torna a casa, dopo un pellegrinaggio, uguale a come si era prima di partire.
Un pellegrinaggio da fare, dove il sudore si mescola alla pioggia (immancabile) e dove la stanchezza si mescola alla gioia di vivere in modo diverso la propria cristianità.

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